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5 MAGGIO 1944 - SAN MARTINO SUL FIORA

I prigionieri di guerra svolsero un ruolo importante anche nella Resistenza maremmana.
Il caso più noto è quello del capitano neozelandese Lawrence Douglas Roderick, che guidò varie formazioni prima di cadere in un’imboscata durante il rastrellamento di Monte Cucco (7 aprile 1944).
Nei giorni successivi all'armistizio, in tutti i comuni maremmani furono affissi i manifesti dei tedeschi con l’avviso per la cattura dei prigionieri alleati evasi dai campi di concentramento.
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Per coloro che fossero riusciti a riconsegnarli ai tedeschi era prevista una ricompensa di 1.800 lire o 20 sterline.
Tutti i prigionieri erano considerati dai nazifascisti una potenziale fonte di pericolo e quindi assimilati ai partigiani alla macchia. Manifestò la sua consueta durezza anche il capo della provincia Ercolani, che nel suo appello ai rurali di Maremma (aprile 1944) ribadì che chiunque avesse continuato a fornire aiuti ai partigiani sarebbe stato passibile delle più gravi pene.
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Nel territorio di Manciano, gli ex-prigionieri alleati ricevettero ospitalità e assistenza dai contadini della zona, svolgendo in cambio lavori agricoli.
Tra chi si prodigava negli aiuti vi era anche l’antifascista Ilio Santarelli, che nel suo podere aveva nascosto tre ex-prigionieri inglesi.
In seguito a delazioni, i nazifascisti giunsero alla sua abitazione e si fecero condurre nel luogo dove si trovavano i militari, che furono arrestati insieme a Santarelli (3 maggio 1944).
Notevole fu il ruolo degli italiani, perché al rastrellamento partecipò il commissario prefettizio di Manciano, Boris Messa Sokota, che guidava anche il presidio locale della GNR e mantenne rapporti stretti coi tedeschi, mostrandosi sempre attivo nella repressione anti partigiana.
Dopo aver incendiato il podere e saccheggiato l’abitazione dell’agricoltore, i
nazifascisti condussero i quattro a Manciano e due giorni dopo li fucilarono di notte in località Ainzara a Montemerano. Il luogo di sepoltura fu scoperto solo il 29 settembre 1944.
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Elenco delle vittime decedute:
1. Santarelli Ilio, nato il 23/01/1896 a Sorano (Grosseto), residente a San Martino sul Fiora (Grosseto), agricoltore, antifascista, fucilato per aver dato assistenza a prigionieri di guerra inglesi.
2. Hass Lawrence, nato l’11/05/1911 a Rochester nel Kent (Inghilterra), artigliere nel 65. anti-tank Regiment Royal Artillery, prigioniero di guerra, fucilato.
3. Wright Henry, nato il 14/06/1914 a Cardiff (Galles), artigliere nel 68. HAA Regiment Royal Artillery, ex-prigioniero di guerra, fucilato.
4. Bagrain George Micheal, nato il 16/06/1916 a Southampton (Inghilterra), soldato semplice nei Transvaal Scottish, South African Forces, prigioniero di guerra, fucilato.
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Secondo le fonti tedesche sono responsabili di questo episodio le truppe del Lehrstab für
Bandenkämpfung della 14. Armata tedesca.
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La Corte d’Assise di Grosseto condannò Severino Fabbri, Aldo Franchi e Boris Messa Sokota alla pena di
morte in contumacia per l’omicidio dei tre prigionieri inglesi e di Ilio Santarelli, nonché per l’incendio volontario del Poderino a San Martino sul Fiora (sentenza 22 marzo 1945).
Furono denunciati dalla Legione Territoriale dei CC RR di Livorno. Titoli del reato: violenza con omicidio(art. 211 CPMG) per Sokota; omicidio, aiuto al nemico e rapina per Fabbri, Franchi e Santini. Gli atti per l’istruttoria riguardanti questi ultimi tre imputati furono trasmessi all’Ufficio del PM presso la Sezione speciale della Corte d’Assise di Grosseto il 23 marzo 1946.
Gli atti per l’istruttoria trasmessi all’Ufficio del PM presso la Sezione speciale della Corte d’Assise di Grosseto (23/3/1946) non furono mai restituiti. Nel dopoguerra gli imputati si resero irreperibili. Franchi fu poi segnalato come deceduto, mentre Sokota e Fabbri furono inseriti dagli Alleati nella lista dei criminali di guerra ricercati. Nei confronti di Sokota (deceduto nel 1945) pare che sia stata disposta l’archiviazione il 14 gennaio 1960. Dopo esser uscito dalla latitanza nel 1952, Fabbri fu sottoposto a nuovo procedimento giudiziario da parte della Corte d’Assise di Grosseto e fu definitivamente assolto nel febbraio 1953.
Il fascicolo su questo episodio (n. d’ordine 1169) è presente nell’elenco dei criminali nazifascisti in Italia,rinvenuto nel cosiddetto “armadio della vergogna”.
Dopo il suo ritrovamento nel 1994, il procedimento fu riaperto e gli atti furono trasmessi al PM di La Spezia il 30 novembre 1994. Il 4 maggio 2002 si ebbe ’archiviazione definitiva.