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ACCANTONATO IL PROGETTO UNITARIO DI BONIFICA DELLE FALDE IDRICHE DI SCARLINO/FOLLONICA

MARTEDÌ 28 FEBBRAIO 2017 ALLE ORE 12 A GROSSETO C'E' STATA CONFERENZA STAMPA PER ILLUSTRARE
LA SITUAZIONE SULL'INQUINAMENTO DELLE FALDE ACQUIFERE DI SCARLINO/FOLONICA .

Nel 2012, dopo una lunghissima serie di errori ed omissioni, compiuti dagli Enti locali , finalmente è stato dato l'incarico di realizzare il Progetto di Bonifica delle falde idriche, che scaricano almeno dal 1994 Arsenico in concentrazioni molto pericolose, affiorando in superficie, sia sul Padule di Scarlino, che in riva al mare tra Follonica e Scarlino.
Quelle falde arrivano dal monte pulite, ma transitando sotto l'area industriale del Casone di Scarlino, vengono avvelenate dai rifiuti tossici interrati illegalmente in quell'area o depositati in superficie in via transitoria (da oltre trenta anni…) da Solmine Spa (azienda del gruppo Eni).
L'inquinamento delle falde, dei terreni agricoli e dei sedimenti del Canale Solmine sono ampiamente documentate sia da studi non contestati che dall'inserimento dell’area del Casone nel Piano regionale di bonifica, avvenuto venti anni fa.
Il suddetto progetto di bonifica delle falde, presentato nel 2013, definitamente approvato da tutti gli organi pubblici in Conferenza dei Servizi nel 2015, oggi è stato accantonato perché i soggetti responsabili non lo vogliono mettere in pratica: sembra non trovando un accordo sui criteri di ripartizione dei costi.
I soggetti responsabili sono oggi tutti coloro che hanno acquisito da Eni gli impianti, accollandosi negli atti di trasferimento anche gli oneri di bonifica. Questi soggetti hanno realizzato in superficie opere di bonifica parziali, dimostratesi inefficaci e mai hanno contestato le Ordinanze o le ripetute Prescrizioni date in sede di Conferenze dei Servizi, che nel passato li hanno obbligati alle opere di messa in sicurezza di emergenza delle falde inquinate.
Disperdere consapevolmente nell'ambiente Arsenico, uno dei peggiori cancerogeni certi per l'uomo, per oltre 30 anni in concentrazioni centinaia di volte superiore ai limiti normativi che impongono l'immediata bonifica, in termine di mesi, non è consentito dalla legge. Perché la Regione Toscana non interviene?
Il Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Grosseto, che nel 2009 per prescrizione del reato ipotizzato, archiviò l’indagine, scrisse1: “Un caso quale quello in esame sarebbe stato un ottimo banco di prova e di applicazione della responsabilità degli Enti, poiché è indubbio che la gestione dei rifiuti da pirite secondo criteri che hanno portato all'inquinamento del suolo e delle falde sia stata operata in vista dell’interesse aziendale”.
Tale Giudice nel 2009 forse ha ritenuto che le procedure di Bonifica autorizzate e avviate dagli Enti locali fossero finalmente anche efficaci, oppure che fosse stata cancellata dal Parlamento italiano la vigente legge e la continuazione del reato. Non risulta verificata né l'una né l'altra ipotesi.

Roberto Barocci,
Forum Ambientalista Grosseto