Acqua:


Il Parlamento europeo ha fatto propria la proposta dei movimenti per l’acqua

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Legambiente
del 12.10.2016

Proposte per una finanziaria sostenibile. Dalle autostrade ai marmisti, così è possibile depredare territorio, salute e ambiente. Nel bilancio dello stato troppi sprechi e rendite che impediscono una corretta gestione dei beni comuni. Tra accise e Iva ci sono almeno 150 miliardi di tasse che si possono cambiare in base a criteri ambientali

Legambiente ha messo in fila 15 proposte per rilanciare l’economia italiana in una chiave ecologica. Sono proposte che riguardano ambiti diversi, tutte semplici, fattibili e comprensibili. Se approvate permetterebbero di avviare investimenti in settori fondamentali dell’economia italiana e cancellare rendite e privilegi contro l’ambiente.

Questi interventi non creano nuovo debito pubblico e non determinano un aumento della tassazione generale. Al contrario, permetterebbero di premiare gli investimenti e creare nuovo lavoro.

I furbetti del pedaggio
Gli introiti delle tariffe autostradali in Italia sono gestiti dai concessionari attraverso convenzioni che vengono continuamente prorogate (in violazione delle direttive europee), sulla base di progetti di nuove opere e di adeguamenti al di fuori di qualsiasi obiettivo di mobilità o trasparenza delle decisioni, come evidenziato anche dalla Banca d’Italia.

Secondo i dati dell’Autorità dei Trasporti i ricavi dei concessionari superano i 6 miliardi di euro (con un aumento del 270% dal 1993), di cui solo il 25 è girato allo stato attraverso Iva e canone Anas. Eppure si tratta di beni dello stato le cui spese di costruzione sono state da tempo ammortizzate.

Inoltre in questo modo si aggirano le gare, previste dalle direttive europee, per l’assegnazione delle concessioni che potrebbero determinare vantaggi ulteriori per le casse dello Stato.

LA PROPOSTA

Abolire le proroghe delle concessioni autostradali legate a progetti di nuove tratte autostradali. Attraverso queste proroghe si distorce la concorrenza e si utilizzano risorse generate attraverso i pedaggi da beni di proprietà dello stato non per interventi di interesse generale ma per opere proposte dagli stessi concessionari autostradali.

Sabbia e marmo, oggi per scavare nelle cave non si paga nulla

Prevedere che le convenzioni di gestione delle autostrade siano sempre affidate tramite gara, con contratti di durata breve e legati alla gestione e manutenzione dell’infrastruttura, stabilendo inoltre che le risorse provenienti dai pedaggi autostradali siano trasferite per il 50% a un fondo per l’acquisto di treni per il trasporto ferroviario regionale dei pendolari.

I canoni di concessione regionali per le cave di sabbia o marmo sono molto bassi (in media il 3,5% del prezzo di vendita) o addirittura pari a zero come in Basilicata, Sardegna e Valle D’Aosta, con regole di tutela incomplete e inadeguate che premiano rendite e illegalità. Il settore lapideo in generale ha visto risultati record in questi anni grazie alle esportazioni, con un surplus commerciale di quasi 2,8 miliardi.

LA PROPOSTA

Fissare un canone minimo in tutta Italia per l’attività estrattiva. Il canone dovrà essere minimo il 20% dei prezzi di vendita dei materiali cavati (come nel Regno Unito) e potrà essere differenziato per i diversi materiali.

Demolizioni, scaricare i rifiuti costa 50 euro a tonnellata
Rispetto ad altri Paesi europei in Italia è ancora rilevante la quota di rifiuti smaltiti in discarica (oltre il 31% dei rifiuti urbani pari a 9,3 milioni di tonnellate). Inoltre, sempre in discarica, vengono portati ogni anno oltre 30 milioni di tonnellate di inerti provenienti dalle demolizioni.

LA PROPOSTA

Penalizzare lo smaltimento in discarica per spingere il riciclo, con l’aumento del costo di conferimento in discarica (ecotassa). Attualmente la legge n.549 / 1995 prevede per l'ecotassa un tetto massimo di 25 euro per tonnellata valido per i rifiuti solidi urbani e di 10 euro a tonnellata per i materiali inerti. Si propone di modificare il tetto massimo con una soglia minima di 50 euro per tonnellata (come in Danimarca), con sconti progressivi in funzione della capacità di riciclo.

Acque minerali, così le regioni svendono l’«oro blu»
I canoni di concessione per le acque minerali stabiliti dalle Regioni sono estremamente bassi, in media non arrivano a 0,1 centesimi per litro, perfino in aree dove vi sono difficoltà di approvvigionamento idrico.

LA PROPOSTA

Adeguare i canoni ad almeno 20 Euro/m3 su tutto il territorio nazionale. Tale canone può essere elevato dalle Regioni e, in questo ambito, differenziato in funzione di obiettivi ambientali. Con questa proposta si passerebbe a 2 centesimi al litro, a fronte di guadagni per le imprese comunque enormi visto che il prezzo medio di vendita è di 30 centesimi al litro, ma con prezzi all'utente finale che arrivano anche a 2 euro al litro.

Spiagge, ai concessionari 2 miliardi, allo stato 100 milioni
I canoni per le concessioni balneari sono generalmente bassi, con grandi differenze e poca trasparenza. Questa situazione ha portato in diversi casi a premiare rendite di posizione e generato abusi edilizi e illegalità nei confronti del diritto di accesso alle spiagge. Attualmente il canone medio è di circa 5 euro a metro quadro, mentre le stime sul rapporto tra entrate per lo stato e guadagni per i gestori sono di 100 milioni di euro contro 2 miliardi di euro.

LA PROPOSTA

Per le concessioni balneari il canone minimo nazionale dovrebbe essere di almeno 10 euro a mq all'anno, ma potrà essere variato da parte delle Regioni, in funzione di premialità e penalità legate alle modalità di gestione e agli interventi di riqualificazione ambientale messi in atto dal concessionario.

Centomila ettari di terre avvelenate
Sono oltre 100mila gli ettari di territorio ancora da bonificare, inseriti nel programma nazionale di bonifica (SIN), avvelenati da inquinamento e rifiuti di ogni tipo. A questi si aggiungono 6.027 Siti di Interesse Regionale (SIR) e locali. Secondo una recente analisi di Confindustria, le bonifiche che riguardano i siti di interesse nazionale, sono state effettuate su meno del 20% dei terreni e delle acque di falda malgrado l’individuazione delle aree risalga al 1998.

LA PROPOSTA

Istituire un fondo nazionale per le bonifiche a partire dal contributo dei produttori di rifiuti speciali e pericolosi, sul modello di uno strumento attivo negli Usa dal 1980 (Superfund). Nel fondo dovranno confluire anche le sanzioni previste per i reati minori dalla legge sugli ecoreati.

Dissesto idrogeologico e troppi boschi abbandonati
Le foreste in Italia continuano a crescere a causa dell'abbandono delle colture agricole. Eppure in molte aree interne proprio l’agricoltura e una corretta manutenzione dei boschi rappresentano un fondamentale presidio contro il dissesto idrogeologico. Oltretutto, l’Italia importa più dell'80% di pellet per stufe e caldaie.

LA PROPOSTA

Creare opportunità per la gestione del patrimonio boschivo e per il recupero di terreni agricoli abbandonati. Consentire l’affidamento in concessione a coop e imprese di terreni e boschi dove non sono individuabili i legittimi proprietari. Individuare una procedura che in caso di non reperibilità degli eredi consenta di avviare percorsi virtuosi di affidamento e di creazione di risorse da investire nella manutenzione dei territori.

Energia, lo spreco inquinante dei «Cip6»
In campo energetico sono individuabili esenzioni alle accise sui consumi energetici, di cui beneficiano in particolare le fonti fossili, pari secondo il Mef a circa 5 miliardi di euro all'anno. Inoltre nella componente A3 degli oneri generali (dati Gse), i sussidi per centrali da fonti fossili attraverso le «assimilate» (CIP6) sono stati pari a 548 milioni nel 2014 e la spesa complessiva dal 2001 è stata di 43,1 miliardi. È un sistema fiscale incoerente e costoso.

LA PROPOSTA

Rimodulare le accise sull'energia in base a criteri ambientali. A parità di gettito complessivo ridefinire attraverso un criterio proporzionale alle emissioni di gas serra relative al loro consumo. Disincentivare le più inquinanti centrali a carbone, spingendo le rinnovabili e rendendo competitive anche le centrali a gas.

Trivelle, un mare di privilegi dopo il referendum
Le estrazioni di gas e petrolio in Italia sono esenti in diversi casi dal pagamento di royalties, malgrado siano già estremamente basse, rispetto ad altri Paesi europei. Ad esempio le prime 20mila/t di petrolio prodotte ogni anno in terraferma, le prime 50mila/t prodotte in mare, i primi 25 milioni/mc di gas estratti in terra e i primi 80 milioni/mc estratti in mare. Completamente gratis sono le produzioni in regime di permesso di ricerca. Inoltre le imprese possono dedurre dalle tasse dovute allo stato le royalty pagate alle Regioni.

LA PROPOSTA

Eliminare tutte le esenzioni, aggiornare i canoni per la concessione al livello dell'Olanda e abolire la deducibilità delle royalties. Avviare una revisione complessiva della tassazione adeguandola a quella di Norvegia e Gb.

Benzina, accise da record e tanto inquinamento
L’Italia ha un tasso di motorizzazione tra i più alti al mondo e rilevantissimi problemi di inquinamento e traffico. La fiscalità è rilevante: oltre 70 miliardi nel 2015 ma non è legata ai costi che genera diretti e indiretti ed è slegata da obiettivi ambientali.

LA PROPOSTA

Rivedere le tasse sui carburanti sulla base di obiettivi ambientali. L’accise andrà rimodulata sulla base delle emissioni di gas serra, come già avviene in 20 Paesi UE. Cancellare le tante voci di prelievo dall'accisa senza più senso e destinare una quota del recuperato per incentivare mobilità elettrica e trasporto pubblico (ad esempio, rifinanziare il bonus abbonamenti). Rivedere il bollo auto (gettito 2015 di 6 miliardi) avendo come riferimento l’inquinamento generato e non più la potenza.

Trasporti, 3,25 miliardi l’anno tra sgravi fiscali e sussidi per i Tir
In Italia il trasporto merci è dominato dalla gomma (oltre il 90%). Secondo la Ragioneria dello stato nel 2016 l’autotrasporto ha beneficiato di esenzioni dall'accisa per un valore di quasi 3 miliardi.

Inoltre nelle leggi di bilancio sono ogni anno previsti sussidi nella forma di fondi diretti al sostentamento del settore, sconti sui pedaggi autostradali, riduzioni sui premi Inail e Rca. Nel 2016 gli sconti per queste voci sono state pari a 250 milioni e dal 2000 al 2015 sono stati pari a oltre 5,85 miliardi di euro.

LA PROPOSTA

Cancellare i sussidi in vigore introducendo premialità legate a innovazioni e miglioramento delle prestazioni dei veicoli, per la creazione di una logistica integrata gomma-ferro-cabotaggio (come in tutta Europa).