Acqua:


Il Parlamento europeo ha fatto propria la proposta dei movimenti per l’acqua

Clicca Qui per ricevere Rosso di Sera per e-mail


Ogni mese riceverai Rosso di Sera per posta elettronica, niente carta, niente inchiostro.... Se vuoi inviare le tue riflessioni, suggerimenti, o quanto ritieni utile, a Rifondazione di Santa Fiora,usa questo stesso indirizzo info@rifondazionesantafiora.it

Comune di Santa Fiora

Controlacrisi

Direzione Nazionale

FACEBOOK SI TOSCANA A SINISTRA

Il coro dei Minatori di Santa Fiora Sito ufficiale

Italia - Cuba

Museo delle Miniere


Santa Fiora: la Piazza e la Peschiera online

Rassegna Stampa

Rifondazione su Facebook

STOP TTIP


"Campagna Stop TTIP"

Il Manifesto

Tu sei qui

LAVORO MORTO

Un operaio schiacciato da un rullo all’Ilva di Taranto, un altro folgorato in un deposito Atac di Roma. Due «morti bianche» in un giorno. E mentre a Piacenza in migliaia protestano per l’omicidio di Ebd Elsalam, Fiom, Film e Uilm accusano: 500 vittime in un anno. Il 21sciopero nazionale contro tagli alla sicurezza e subappalti
&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&

Anche Giacomo è morto di Ilva
Taranto. Aveva 25 anni, era un precario di una ditta appaltatrice, la più grande. È finito schiacciato da un rullo. Immediato lo sciopero nell'acciaieria. I sindacati: «Da tempo denunciamo le carenze della sicurezza nello stabilimento» Il governo promette un confronto con i commissari.
Il settimo morto dal 26 luglio 2012, giorno del sequestro degli impianti ed il quarto sotto la gestione commissariale dell'Ilva di Taranto, arriva all'alba di un sabato qualunque. Giacomo Campo è un lavoratore 25enne della provincia di Taranto, originario di Roccaforzata ed è un dipendente della ditta Steelservice srl che appartiene allo storico gruppo Trombini che da decenni è un pezzo grosso dell’appalto dell’Ilva di Taranto. È un lavoratore precario, di quelli che sopravvivono con i contratti a tre mesi, non un diretto del grande gruppo siderurgico un tempo feudo dei Riva.

La Steelservice srl si occupa prevalentemente di pulizie e lavaggi in ambienti industriali e siderurgici: ed è proprio quello che Campo e i suoi colleghi hanno iniziato a fare alle 5 del mattino. Pulire il nastro trasportatore che dall'agglomerato porta il minerale nell’altoforno numero 4.

È un lavoro di routine, non è certo la prima volta che avviene un’operazione del genere. Eppure intorno alle 6.45 qualcosa va storto. Il giovane rimane schiacciato tra il nastro trasportatore ed il rullo: quasi certamente il contrappeso, quando è stato tolto il minerale dal nastro, non è stato tirato su, consentendo al rullo di muoversi e quindi di trascinare via con sé l’operaio. Difficile ipotizzare che possa essere accaduto altro. Anche perché l’azienda, tesi peraltro confermata dagli addetti ai lavori, sostiene che «l’operazione di pulizia del nastro è avvenuta dopo che il nastro era stato disattivato e privato di alimentazione elettrica». «Mentre l’operatore stava effettuando attività di pulizia sul rullo di rinvio – aggiunge la società – il nastro si è mosso per cause in corso di accertamento e l’operaio è rimasto incastrato tra il rullo e il nastro. Si precisa che non vi è stato il crollo di alcun carrello né alcun cedimento strutturale».

Il corpo di Giacomo Campo è rimasto incastrato a lungo nel nastro. I vigili del fuoco hanno dovuto faticare non poco per liberarlo dagli ingranaggi del rullo del nastro trasportatore esterno all’Afo4: orrore che si aggiunge al dolore. Per una morte che sicuramente poteva essere evitata. Innanzitutto perché come confermano i sindacati e da dentro la fabbrica, Campo al momento dell’incidente era dove non doveva essere. Ovvero dentro al nastro. Secondo, perché le operazioni in corso, ovvero la gestione del contrappeso doveva avvenire con l’utilizzo di una gru che è arrivata verso le 7: per questo i lavori sono iniziati prima, sicuramente in uno stato di non sicurezza. Cosa che doveva essere evitata non solo dalla ditta che ha in appalto il lavoro in questione, ma anche da parte del capoturno presente in quel momento, che rappresenta l’azienda. Perché Campo, un 25enne precario di una ditta dell’appalto Ilva, non può rifiutarsi di svolgere un lavoro che gli viene ordinato di fare. Ma chi lì controlla, dovrebbe svolgere un ruolo di supervisore oltre che di responsabile e tutore della vita altrui. Infine, un lavoro di quel tipo se venisse svolta una manutenzione ordinaria seria, non avrebbe il carico di minerale che invece aveva all’alba di ieri. Manutenzione che, da anni, all’interno dell’Ilva è ridotta al lumicino per la cronica mancanza di risorse.

L’incidente ha subito provocato la reazione dei sindacati. Fim, Fiom, Uilm e Usb di Taranto hanno proclamato uno sciopero dei lavoratori dell’Ilva a partire dalle 12 di ieri (per il secondo e terzo turno di otto ore) fino alle 7 di questa mattina. Poi, lunedì, ci sarà lo sciopero di tutti i lavoratori dipendenti delle imprese degli appalti edili dello stabilimento Ilva di Taranto a partire dalle 7 e per 24 ore ed un’assemblea degli edili a partire dalle 6.30 di fronte all’ingresso Portinerie Imprese, che si svolgerà unitamente all’assemblea sindacale che terranno le organizzazioni sindacali dei lavoratori dipendenti delle imprese appaltatrici dei servzi di pulizia civili ed industriali. È quanto hanno deciso Fillea Filca Fillea di Taranto: «Ancora una volta rivendichiamo duramente e fermamente le ragioni della sicurezza in fabbrica e rimarchiamo le oggettive carenze organizzative, più volte denunciate come organizzazioni sindacali presenti nello stabilimento Ilva».

Sempre nella mattinata di ieri i sindacati hanno incontrato in una riunione in Prefettura a Taranto, il viceministro allo Sviluppo Economico Teresa Bellanova, che ha garantito l’impegno ad avviare un costante confronto con i commissari Ilva. Con la finalità di reperire e utilizzare al meglio le risorse per la sicurezza e la gestione degli impianti e organizzare la struttura di fabbrica, al fine di avere un management più certo in termini di responsabilità. Intanto, un altro giovane operaio tarantino è morto. E il fiume ipocrita di parole non è certo il modo migliore per onorarlo e ricordarlo.

Gianmario Leone
18.09.2016
Da il Manifesto