Acqua:


Il Parlamento europeo ha fatto propria la proposta dei movimenti per l’acqua

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STOP TTIP


"Campagna Stop TTIP"

Il Manifesto

18.11.2017

 

"Confermiamo quella valutazione di grande insufficienza che avevamo anticipato. Non siamo di fronte a un quadro che risponde alle nostre richieste e agli impegni assunti. Confermiamo necessita' che si risponda con la mobilitazione che la mia organizzazione nelle prossime ore decidera'".

Così la segretaria generale della Cgil Susanna Camusso al termine dell'incontro con Gentiloni, Padoa e Poletti a palazzo Chigi sulle pensioni. 
Al termine dell'incontro la leader della Cisl, Annamaria Furlan ha parlato di ''proposte coerenti'' e il segretario della Uil, Carmelo Barbagallo ha visto nelle proposte ''alcuni punti positivi e altri da correggere''.

C' è da dire che martedì prossimo è in programma un'altro incontro. L'esecutivo portando a casa una differenza di posizioni tra Cgil, Cisl e Uil ha pensato bene di buttare lì uno stucchevole gioco delle parti - con Padoan che ha parlato di possibili modifiche ma rimanendo nei criteri di bilancio e Gentiloni che diceva più o meno la stessa cosa ma serrando un po' di più i cordoni della borsa - e dare un'altra possibilità di "capitolazione a Corso d'Italia.

Delle due novità presentate dal governo la prima riguarda l'estensione delle esenzioni dall'aumento di cinque mesi delle categorie definite gravose anche alle pensioni di anzianità (e non solo alle pensioni di vecchiaia); la seconda l'istituzione di un fondo per i potenziali risparmi di spesa con l'obiettivo di consentire la proroga e la messa a regime dell'Ape Sociale.

18.11.2017


“Ex-Opg  Je so pazzo”
COMUNICATO CIRCOLO PRC CHE GUEVARA FOLLONICA

Comunicato Stampa di Rifondazione Comunista sulle prossime elezioni politiche.
L’assemblea degli iscritti del circolo di Rifondazione Comunista di Follonica si è riunita per valutare la situazione politica nazionale in vista delle prossime elezioni.

 


Ribadiamo la necessità di costruire una lista di sinistra, alternativa alle politiche del PD e ai progetti della Destra e del 5Stelle. Non consideriamo esaurite le speranze di recuperare Sinistra Italiana al percorso di alternativa e osserviamo con attenzione il suo dibattito interno. 

 


Due anni fa, la Toscana è stata un laboratorio interessante e di successo con la lista “Sì Toscana a Sinistra”, che ha eletto i consiglieri regionali Tommaso Fattori e Paolo Sarti, ai quali rinnoviamo il nostro sostegno e il nostro plauso per il lavoro svolto. La lista vide l’unificazione di tutta la sinistra, in alternativa al PD e al suo candidato presidente Enrico Rossi, adesso membro di MDP. 

 


Per il percorso nazionale, vogliamo una lista che dia voce a chi non vota. Pensiamo infatti che gli astenuti siano largamente recuperabili, in quanto chi è di destra oggi ha ampia possibilità di scelta elettorale, per tutti i gusti. L’appello dei ragazzi dell’ “Ex-Opg  Je so pazzo” di Napoli è una speranza. Dà forza a chi in Italia vuole che il lavoro smetta di essere sfruttamento e vuole abolire la MalaScuola, reintrodurre l’Articolo 18, ridurre le spese militari, alzare le tasse sulle grandi ricchezze patrimoniali, investire nel sociale, lanciare una grande campagna di tutela del territorio. 

 


Per questo una nostra delegazione oggi parteciperà all’assemblea convocata al Teatro Italia a Roma, sperando di poter costruire insieme una lista elettorale di alternativa. 

 


L’Assemblea degli Iscritti del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
Circolo Che Guevara

Pubblicato il 17 nov 2017

 

Segnaliamo l’assemblea promossa a Roma da Ex Opg  Occupato – Je so pazzo 

 

SABATO 18 NOVEMBRE – ORE 11 – ROMA, TEATRO ITALIA (via Bari, 18)

 

Noi non facciamo i politici di mestiere, non abbiamo niente da perdere, quindi scusateci se parleremo schietto. Ci rivolgiamo a tutta l’Italia, a questo paese che sta scivolando nel risentimento, nell’imbroglio e nella violenza, nel cinismo e nella tristezza, e che però è pieno di gente degna, che resiste ogni giorno, che mantiene dei valori.

 

Ci chiediamo: perché non possiamo sognare? Perché noi giovani, donne, precari, lavoratori, disoccupati, emigrati ed immigrati, pensionati, perché noi che siamo la maggioranza di questo paese dobbiamo essere rassegnati, ingannati dalla politica, costretti ad astenerci o votare il meno peggio?

 

Perché dobbiamo emigrare, perché dobbiamo accettare di essere umiliati per un lavoro, perché dobbiamo farci venire l’ansia per far quadrare i conti della famiglia, perché ci dobbiamo nascondere se pensiamo cose diverse da quelle razziste e inumane urlate ogni giorno in TV? E perché se siamo donne dobbiamo accettare disuguaglianze ed umiliazioni ancora più gravi, molestie, violenza verbale e fisica? 

 

Perché non possiamo sognare di migliorare tutti insieme la nostra condizione, di prenderci diritti e salari decenti, di poter vivere una vita collaborando con il prossimo?

 

Noi dopo aver subito dieci anni di crisi siamo stufi, non ce la facciamo più. Dopo anni, ed evidenti prove, abbiamo la piena consapevolezza che nessuna delle forze politiche attuali ci può rappresentare. Le loro differenze sono tutte un teatrino. Sembrano litigare ma poi in fondo sono tutti d’accordo, e nei fatti per noi non cambia niente. Anche perché non vivono le nostre condizioni.

 

Nessuna delle forze politiche dice: la gente ha fame, prendiamo i soldi dai ricchi che in questi anni se ne sono messi in tasca tanti, facciamo una vera patrimoniale, recuperiamo la grande evasione. Oppure: togliamo soldi alle spese militari e assumiamo giovani da mettere a lavoro per sistemare scuole, ospedali, territori, visto che abbiamo un paese che cade a pezzi. Aboliamo Jobs Act e contratti precari, lanciamo un programma di investimenti pubblici, disobbediamo a Fiscal Compact e ai tagli dei servizi…
Non lo dicono e quando pure un po’ lo dicono non lo possono fare, perché hanno tutti dei buoni rapporti da salvare, con le banche e con Confindustria. Per questo parlano, parlano. Solo noi non possiamo parlare mai. A noi ci hanno chiuso fuori dal teatrino. Ma se noi che siamo esclusi ci organizzassimo? Se saltassimo sul palco?
È una cosa da pazzi, però, visto che nessuno ci rappresenta, rappresentiamoci direttamente!

 

Inutile aspettare che qualcuno ci venga a “salvare”. L’ultimo tentativo del genere è stato quello iniziato a giugno da Falcone e Montanari, sostenuti da diverse forze partitiche. Tentativo che ha ripetuto tutti gli schemi fallimentari della sinistra degli ultimi dieci anni, anzi peggio. È iniziato facendo parlare Gotor di MDP, cacciando dal teatro chi osava contestare D’Alema, ed è continuato in una marea di chiacchiere sterili, inseguendo Pisapia e vedendosi in segrete stanze, finché da quel teatro non sono stati cacciati proprio tutti. Perché rischiavano di decidere troppo. Rischiavano di fare una cosa troppo a sinistra.

 

Ecco, siamo stanchi di tutte le cose “un poco” a sinistra, di ambiguità, di mezze parole. Bisogna parlare chiaro, anche perché non c’è tempo. Dobbiamo organizzarci e usare questi mesi di campagna elettorale per parlare fra di noi, per parlare di noi, per gridare tutti insieme, per far esistere un messaggio di riscossa agli occhi di milioni di persone, perché noi esistiamo già, nei territori, nei quartieri popolari, nelle università e quotidianamente mettiamo a disposizione tempo ed energia per provare a costruire qualcosa di nuovo dal basso. E magari anche per divertirci, perché la situazione è tragica, ma lottare è bello, ti fa progettare, ti ridà un futuro, ti regala momenti di gioia.

 

Ci hanno detto che per fare le cose ci vogliono raccomandazioni, soldi, mezzi. Ma ce l’hanno detto per scoraggiarci, o per farci andare con loro… Non è vero! Anche una persona da sola può fare la differenza, può salvare delle vite, può rendere il suo quartiere migliore. E mille persone pulite e determinate possono cambiare un paese.
Quindi iniziamo da qualche parte. E iniziamo per non smettere, per costruire qualcosa che vada da qui a cinque, a dieci anni. Ricominciamo a pensare di poter fare la storia! Perché non possiamo sognare, e realizzare un poco alla volta questo sogno?
Ci vediamo a Roma sabato 18 novembre, alle 11, al Teatro Italia. Bisogna sognare!

16.11.2017 

Fabrizio Salvatori

 

 

"Abbiamo deciso di convocarla noi l'assemblea che doveva tenersi sabato a Roma". E' uno dei passaggi del video dei ragazzi di "Je so pazzo". E in poche ore quello che era il retropensiero diffuso nel popolo della sinistra all'indomani della cancellazione della data da parte di Tomaso Montanari sta diventando una realtà concreta. L'appuntamento è alle 11 presso il Teatro Italia, il 18 novembre ovviamente. 
Il ragionamento degli "Ex-Opg" è molto semplice. A marzo, con le elezioni politiche una larga fetta di popolazione di questo paese, giovani, disoccupati, lavoratori precari, classe media in declino, pensionati poveri, studenti disperati, rischia di vedersi calare addosso una pietra tombale, stretta tra populismo leghista e rigore socialdemocratico. "Nessuno si farà carico dei nostri bisogni". E quindi, quel "ci rappresentiamo da soli" ha riacceso gli animi anche di quelli che al Brancaccio credevano al "percorso dal basso". 

Tra i primi ad annunciare la propria partecipazione c'è Maurizio Acerbo, segretario del Prc. "Sarò all'assemblea - dichiara a Controlacrisi - al fianco di una sinistra popolare che ha deciso di rialzare la testa per difendere i propri bisogni". "Una buona iniziativa", aggiunge Acerbo. Tra l'altro organizzata proprio da quelli, "Ex-Opg" che al Brancaccio non hanno potuto parlare.

Dall'altra parte, in area sinistra-fuori-dal-Pd ci sono altri gruppi che non si rassegnano alla morsa dei vertici SI-Possibile-Mdp e cespuglietti vari del Brancaccio. E così in vista dei vari passaggi tra la terza decade di novembre e i primi di dicembre hanno deciso di far girare un documento (a firma di Edoardo Mentrasti, Sinistra italiana e Sergio Zampini, Altraeuropa) in cui si legge: "Non sono accettabili ipotesi di definizione- spartizione delle medesime attraverso l’assemblea di delegati nazionali che rappresentano l’ennesima foglia di fico dietro la quale si mascherano i gruppi dirigenti nazionali per perpetuare il loro potere di decisione. Resta fermo in ogni caso il principio che tutti coloro che hanno fatto parte di esperienze di Governo negli anni passati, utili se a disposizione del progetto, non saranno candidati nelle liste.Su tali presepposti va convocata l’Assemblea Nazionale aperta a tutte/i la quale poi disporrà una celere verifica, nel confronto con tutti gli interlocutori, della sussistenza delle condizioni richiamate e dunque della praticabilità e dell’esito più larghi possibili della lista alle prossime elezioni politiche".

Domenico Moro 15/11/2017

 

Il percorso partito dal teatro Brancaccio e che avrebbe dovuto dar luogo a una lista di sinistra alternativa al Pd, mettendo insieme la società civile e un ampio spettro di forze da Mdp a Sinistra italiana, Possibile e Partito della rifondazione comunista, è fallito. Mdp, Si e Possibile si sono riuniti per elaborare un loro documento escludendo Rifondazione, la quale ha valutato i contenuti del suddetto documento non coerenti con la formazione di una lista alternativa al Pd. A questo punto, Anna Falcone e Tomaso Montanari, i due promotori della assemblea del Brancaccio, hanno annullato l’assemblea prevista per il 18 novembre.

 

L’impasse era tutt’altro che imprevedibile. Ma quali ne sono le ragioni? Tomaso Montanari le rintraccia nella contrapposizione tra la forma partito e la società civile. In pratica i partiti, tutti i partiti che hanno partecipato al Brancaccio, avrebbero schiacciato le esigenze e la spontaneità della società civile. Si tratta di una posizione tutt’altro che nuova. Sono più di due decenni che si contrappongono i partiti alla società civile. In modo alquanto schematico, i primi sono identificati con il male, la seconda con il bene. I primi sono il vecchio, la “casta”, sempre corrotta e da rottamare, la seconda il nuovo da far emergere. Tuttavia, in questi anni, abbiamo visto come sono andate le cose e quale prova di sé abbiano dato la società civile e il nuovo (di solito rapidamente divenuto obsoleto) allorché si siano trasformati in classe politica.
Secondo Montanari, il punto sarebbe quello di non versare “vino nuovo in otri vecchi e compromessi”. A questo scopo si proponeva una lista organizzata con quote che garantissero “otri nuovi”: 50% di donne, 30% di under 40 e un 50% di candidati mai stati in Parlamento. La questione in realtà andrebbe rovesciata: siamo sicuri che al di là degli otri il vino sia veramente nuovo?

 

C’è un problema di contenuti che viene molto prima dei nomi, del genere, della generazione e delle esperienza pregresse dei candidati. Dietro il fallimento del Brancaccio ci sono differenze di più ampia portata che ben difficilmente si sarebbe potuto ricomporre. Ad ogni modo, si sarebbe dovuto parlare di nomi e di candidature solamente dopo avere chiarito l’orientamento di fondo e definito un programma preciso, come del resto si dovrebbe fare sempre, legando le persone a obiettivi e posizioni politiche. In effetti, si preferisce fare altrimenti, lasciando i programmi e l’orientamento generale nel vago.


Se l’Arcobaleno e Rivoluzione civile hanno clamorosamente fallito, non è stato certo per colpa della forma partito, ma per altre ragioni, spesso opposte. Tra di esse ci sono il fallimento dei governi di centro-sinistra e l’incapacità di fare chiarezza sull’orientamento di fondo, illudendosi che la deideologizzazione e il superamento della forma partito organizzata e di massa o l’intervento della società civile potessero colmare la mancanza di un profilo e di un posizionamento chiari e adeguati alla realtà che si trasforma.
Il punto di fondo sta nel fatto che Mdp è una forza che ha una provenienza e un posizionamento sociale e politico preciso.

 

Il settore dei transfughi dal Pd che gli ha dato vita non è certamente reduce da un lungo percorso di posizioni di sinistra e di battaglie a favore del mondo del lavoro salariato e della democrazia, che sarebbero state vanificate soltanto dall’avvento del marziano Renzi. Chi oggi fa parte di Mdp ha giocato per vent’anni un ruolo di protagonista nella ideazione e nella applicazione delle controriforme neoliberiste: precarizzazione del lavoro (da Treu in poi), privatizzazioni, esternalizzazioni dei servizi pubblici, aumento dell’età pensionabile, senza contare la partecipazione a operazioni di guerra all’estero, compreso il bombardamento della Serbia. Soprattutto il settore ora in Mdp è stato tra i maggiori interpreti della integrazione e dei trattati europei, applicando in modo rigido l’austerity e la disciplina di bilancio, che hanno strozzato l’economia italiana. Il governo di Monti, con cui l’Europa del capitale finanziario ha commissariato il nostro Paese e che è stato tra i peggiori (se non il peggiore) della storia repubblicana, è stato sostenuto dal Pd quando il segretario era Bersani, cioè chi ha fondato Mdp. Insomma la bandiera della sinistra è stata abbandonata ben prima che arrivasse Renzi. Invece, sembra che il problema per Mdp (e per una parte della sinistra fuori dal Pd) sia soprattutto Renzi. Però, Renzi non cade dal cielo e, se si è affermato in così breve tempo, è solo perché ha potuto inserirsi all’interno di un solco già tracciato.

 


Dunque, come è possibile pensare a una alleanza con un forza del genere mantenendosi al contempo coerenti con una impostazione non dico anticapitalista, ma almeno antiliberista, non dico di uscita dall’euro, ma almeno di critica ai trattati europei, di superamento dei vincoli di bilancio? Come è possibile mantenere una credibilità e quindi avere una capacità di attrazione verso milioni di lavoratori, molti dei quali astenutisi nelle ultime elezioni? Ma soprattutto, come è possibile pensare di porre le basi per la ricostruzione della sinistra in Italia, che sicuramente va ben oltre le prossime elezioni, se si riproducono per l’ennesima volta alleanze che sono un pateracchio?

 


Il documento Mdp-Si-Possibile è volutamente vago, con l’uso di frasi genericamente di sinistra che non individuano alcun nodo preciso, come, ad esempio, l’abolizione della legge Fornero e dell’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione, e la revisione dei trattati europei, in particolare nell’aspetto dei vincoli al deficit e al debito. In effetti, l’obiettivo dell’Mdp non è l’alternatività al Pd, per quello che rappresenta dalla sua fondazione, ma l’alternatività a Renzi. La stessa scissione di Mdp è un modo per modificare dall’esterno i rapporti di forza all’interno del gruppo dirigente del Pd, vista l’impossibilità di farlo dall’interno. L’orientamento strategico di Mdp è di rieditare, in una forma o nella altra, il vecchio centro-sinistra. Inoltre, si sta lavorando su accordi elettorali (nell’uninominale) e sono possibili anche alleanze post-elettorali con il Pd di Renzi, che potrebbe essere ricondotto a più miti consigli dalla perdita di consensi e dalla doppia minaccia grillina e berlusconiana. Per questa ragione un percorso come quello del Brancaccio, con la presenza di Rifondazione e di altre realtà associative, non si confaceva ai progetti di Mdp, che, con il miraggio di poter rientrare in Parlamento, è riuscito a portare sulle sue posizioni Si e Possibile.


I ragionamenti machiavellici di certi sottili ingegni, però, fanno i conti senza l’oste, rappresentato nel nostro caso dalla realtà sociale e economica. Le elezioni siciliane in questo senso sono state significative della debolezza del progetto di Mdp in un contesto di forte mobilità elettorale e astensionismo. Non solo la Sicilia, anche l’Italia e l’Europa di oggi non sono quelle degli anni ’90 e neanche quelle del 2006, quando il centro-sinistra vinse le elezioni. Già allora quella formula si rivelò incapace di rappresentare le istanze delle classi subalterne. Ora, è ancora più assurdo riproporla. La crisi strutturale del capitale e il modo in cui le istituzioni europee hanno scelto di affrontarla hanno devastato la società europea, recidendo i legami tra una parte crescente delle classi subalterne e i tradizionali partiti di sinistra. Milioni di lavoratori, precari e disoccupati europei si astengono o votano per forze di destra, o di estrema destra. La tradizionale sinistra del Partito socialista europeo, fedele sostenitrice dell’integrazione europea, ne è uscita distrutta o duramente ridimensionata. Partiti con una lunga tradizione, come il Partito socialista francese o greco, non esistono più, altri, come i socialisti spagnoli e i socialdemocratici tedeschi, sono stati drasticamente ridimensionati.

 


I nodi del Brancaccio ora sono venuti al pettine, e questo è un bene. Purché si traggano le necessarie conseguenze da quanto accaduto. Non si può prescindere dai contenuti, e cioè da un posizionamento e da un orientamento generale adeguato a una realtà nuova e difficile. Non bisogna perdere altro tempo né con alchimie politiche né con alleanze innaturali, che minerebbero definitivamente la credibilità di chi continua a lottare per una alternativa all’esistente, pregiudicando la possibilità di intraprendere un percorso di ricostruzione della rappresentanza politica del lavoro salariato e dei subalterni, che di necessità sarà lungo, e che non permette scorciatoie solo apparentemente facili e promettenti di risultati.

 


Bisogna, al contrario, costruire una rete di relazioni, tra forze politiche, associazioni, movimenti, che porti a una coalizione effettivamente di sinistra, unificata non sull’obiettivo di superare uno sbarramento elettorale, ma sulla condivisione di un orientamento generale e di pochi punti programmatici chiari e precisi: il lavoro in primo luogo e poi la sanità, le pensioni, la pace e l’opposizione alla guerra. E, soprattutto, l’alternatività al primato del capitale e del mercato autoregolato. Ma non è possibile parlare di lavoro, di difesa del welfare, di nuovo intervento statale in economia e, quindi, di applicazione della Costituzione senza riconoscere che questa è stata quantomeno intaccata ed ora è ingabbiata dai trattati e dal processo di integrazione europea, che ha svolto un ruolo del tutto funzionale al grande capitale europeo, incluso quello italiano. È, dunque, tra le forze che individuano questo discrimine – il superamento dei trattati e dell’attuale assetto europeo - che bisogna cercare gli interlocutori per costruire una alternativa al Pd e alla destra.

 

componente del Comitato politico nazionale del Prc

Pubblicato il 14 nov 2017

COMUNICATO STAMPA

Roberta Fantozzi, responsabile nazionale Politiche economiche di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, dichiara:

 

«L’1% di super-ricchi possiede oltre il 50% della ricchezza complessiva (ne aveva il 42,5% nel 2008). Se si guarda al 10% più ricco, la quota di ricchezza detenuta è pari all’88%. Invece il 50% più povero della popolazione mondiale non possiede nemmeno l’1% della ricchezza totale. La ricchezza globale è cresciuta, in maniera particolare nell’ultimo anno, ma si concentra sempre di più in poche mani. 

 

Sono i dati dell’ottava edizione del Global Wealth Report di Credit Suisse.

 

E’ l’ennesima conferma delle disuguaglianze abissali prodotte dalle politiche neoliberiste, di un mondo talmente iniquo da essere insostenibile: tale da incorporare strutturalmente la tendenza alla guerra e alla crisi di civiltà.

 

Ed è per questo motivo che vanno costruite alternative nette e radicali, in ogni ambito e ad ogni livello. Quando diciamo che è necessario anche nel nostro paese costruire una sinistra antiliberista, radicalmente alternativa alle politiche degli ultimi anni e a chi le ha portate avanti, stiamo solo parlando di questo.

 

Non è possibile che le parole più radicali sullo stato di cose presenti, vengano dai rapporti di una banca svizzera!».

13.11.2017

«Con grande amarezza – dichiara Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea – stamattina abbiamo preso atto dell’annullamento dell’assemblea che avrebbe dovuto rilanciare il percorso del Brancaccio.

 

Tomaso Montanari ha ricostruito le circostanze che hanno portato alla decisione.

 

Invece di investire sul Brancaccio, cioè la creazione di una lista unica a sinistra davvero innovativa e non solo partitica, MDP-SI-Possibile hanno preferito un accordo di vertice su un profilo politico ambiguo che prelude a liste che riprodurranno gli attuali gruppi parlamentari.

 

Noi abbiamo sempre pubblicamente condiviso i criteri proposti da Tomaso e Anna per costruire liste innovative e aperte e che dessero il segno di una rottura con i governi del centrosinistra e gli errori del passato. Non condividiamo la scelta di annullare assemblea perchè riteniamo che il Brancaccio abbia tutto il diritto di proporre contenuti e metodi per costruire lista unitaria.

 

Comprendiamo il momento e non ce la prendiamo con l’ingenerosa simmetria tra il comportamento di MDP-SI-Possibile e la nostra coerente partecipazione al percorso.

 

Noi fin dal primo momento abbiamo detto che solo sul terreno di una “sinistra nuova e radicale” come quella proposta al Brancaccio a giugno avremmo partecipato a una lista “unica” ed è per questo che non ci siamo seduti ai tavoli tra partiti.

 

Eravamo e siamo convinti, come Tomaso Montanari e Anna Falcone hanno ripetuto mille volte, che unità, radicalità, partecipazione e rinnovamento delle liste siano elementi indispensabili per costruire una proposta credibile per milioni di persone di sinistra che non votano più o si sono rivolti verso il M5S.

 

Tomaso Montanari lo attesta scrivendo che il nostro è “l’unico partito” rimasto nel percorso che lui e Anna Falcone hanno promosso.

 

Continueremo a lavorare nello spirito del Brancaccio e delle cento assemblee che si sono svolte: per una lista unitaria della sinistra antiliberista, alternativa al Pd e alle altre destre, che si batta per un programma di attuazione della Costituzione, costruita con la democrazia e la partecipazione dal basso».

 

 

 

Pubblicato il 08.11.2017

Giovedi 9 novembre alle ore 12.00 presso la sede del Parlamento Europeo, in via IV Novembre 149, a Roma è convocata la conferenza stampa di presentazione della manifestazione nazionale a Roma dell’11 novembre e dello sciopero generale del 10 novembre.

Partecipano i rappresentanti del Coordinamento 11/11 (la lista degli aderenti è di oltre 50 associazioni e movimenti ) e On. Eleonora Forenza, parlamentare europeo.

Le vere fake news sono quelle che ci vengono raccontate dai governi e dall’establishment: “la crisi è finita, la ripresa è in corso, i diritti sono rispettati, la democrazia è effettiva…”.

Il paese invece si trova a fare i conti con gli stipendi inchiodati ad alcuni anni fa, la disoccupazione reale che cresce, i “lavoretti” che ora sono la vita normale invece che un momento adolescenziale, la pensione che si allontana all'orizzonte e diminuisce di valore, i diritti calpestati sul lavoro e fuori, la nostra opinione che non conta nulla.

Una condizione che la “legge di stabilità” in corso di discussione in Parlamento perpetua e aggrava.
Per questo secondo gli organizzatori è indispensabile mettere in campo una “Operazione Verità” che rappresenti e difenda gli interessi di tutte le figure sociali che vengono lentamente stritolate da politiche economiche decise altrove, nelle stanze e negli “istituti” dove hanno accesso solo i grandi gruppi dell’industria e della finanza multinazionale.

Per questo un vasto fronte di forze si è raccolto per una due giorni di mobilitazione così articolata.

Venerdì 10 novembre, sciopero generale di tutte le categorie (con orari e modalità riportate sui siti dei sindacati promotori), proclamato da Usb, Cobas e Unicobas.

Venerdì 10, presso la Sala Galilei in via Galilei (Metro Manzoni), alle ore 16, assemblea indetta da Eurostop su “LA COSTITUZIONE NEGATA.

Dallo Stato sociale alle leggi di polizia”, con relazioni di Ivan Cavicchi, Riccardo De Vito. Presiedono Giorgio Cremaschi, Franco Russo, Paola Palmieri.

Sabato 11 novembre, MANIFESTAZIONE NAZIONALE
a Roma “L’11 novembre portiamo nelle strade la verità”, “Via il governo delle banche e dei manganelli”, convocata dal COORDINAMENTO 11/11.


Appuntamento in Piazza Vittorio alle ore 14, da dove partirà il corteo fino a Piazza Madonna di Loreto.
A seguire il testo dell’Appello unitario

Appello Unitario
I governanti nascondono le loro politiche di austerità e guerra dietro una montagna di false notizie. Rompiamo la loro bolla di bugie!
L’11 novembre portiamo nelle strade la verità.
Mentre i governanti annunciano trionfanti la ripresa, dilagano i licenziamenti, la precarietà, lo sfruttamento e la povertà.
Mentre i governanti ci dicono che non ci sono soldi per le pensioni, la sanità, la scuola, i contratti di lavoro; alle banche, alle multinazionali, ai ricchi vengono donati miliardi e miliardi di danaro pubblico.
Mentre i governanti parlano di diritti e libertà, i principali diritti sociali affermati dalla nostra Costituzione vengono stracciati.
Mentre i governanti parlano di democrazia, chiunque contesti o non accetti il loro ordine viene colpito da leggi e misure antisciopero e di polizia sempre più autoritarie.
Mentre parlano di accoglienza i governanti finanziano schiavisti e tagliagole perché fermino i migranti. E con politiche discriminanti e sicuritarie alimentano guerre tra i poveri, razzismo e xenofobia.
Mentre parlano di pace, i governanti aumentano le spese e gli interventi militari e installano nel nostro paese terribili ordigni nucleari.


Il 10 novembre le lavoratici ed i lavoratori sciopereranno per il posto di lavoro, i contratti, i diritti, lo stato sociale. Siamo con loro e l’11 novembre manifesteremo a Roma per dire NO alle ingiustizie e alle bugie che le nascondono.
Per:
- L’abolizione completa delle 4 legislazioni infami: Jobsact, legge Fornero, Buona scuola, leggi di polizia Minniti Orlando e Bossi Fini
- Per il lavoro dignitoso con contratti veri, contro le paghe di fame, il supersfruttamento, la schiavitù. Per mettere fuori legge ogni forma di lavoro gratuito. Lavoro e reddito per tutte e tutti
- Per l’intervento pubblico nella economia e le nazionalizzazioni. Per il rifiuto dei vincoli di bilancio imposti dalla Unione Europea, per il rigetto del Fiscal Compact. Per la disdetta del trattato CETA e l’abbandono definitivo del TTIP
- Per il rilancio delle stato sociale, della sanità, della scuola, delle pensioni pubbliche,Per dare la casa a chi non ce l’ha. Per la fine delle Grandi Opere devastanti e il risanamento dell’ambiente e del territorio.
- Per il taglio immediato delle spese militari, il ritiro delle truppe all’estero e il rifiuto delle armi nucleari e degli impegni NATO.
- Per la solidarietà e l’eguaglianza contro la violenza di sesso, il razzismo, l’oppressione di classe.


PER APPLICARE QUEI DIRITTI COSTITUZIONALI CHE UN ANNO FA ABBIAMO DIFESO E CHE IL POTERE ECONOMICO E POLITICO STA DISTRUGGENDO.
VIA IL GOVERNO
DELLE BANCHE DELLA PRECARIETÀ DEI MANGANELLI !

07.11.2017

  • da il Manifesto

La vicenda Ilva non conosce momenti di pace. Dopo il riavvicinamento, anche soltanto a parole, tra ArcelorMittal, governo e sindacati sulla vertenza che riguarda oltre 14mila lavoratori in tutta Italia, ieri la tensione è tornata altissima.E l’epicentro si è spostato a Genova. Dove i lavotori aderenti alla Fiom hanno deciso di occupare lo stabilimento di Cornigliano in segno di protesta nei confronti del governo che non fa rispettare l’accordo di programma del 2005. Che, firmato da governo, enti locali e sindacati, garantisce la tutela del reddito e dell’intera occupazione dei quasi duemila lavoratori genovesi del gruppo siderurgico, mentre il piano industriale della cordata Am Investco prevede per Cornigliano un taglio di 600 dipendenti sugli attuali 1.650.Oltre all’occupazione i lavoratori sono scesi in corteo per le vie di Cornigliano fino al tardo pomeriggio. Al termine della manifestazione, sono stati tolti i blocchi alla rampa di accesso all’autostrada ed il presidio alla stazione ferroviaria, con i lavoratori che sono rientrati in stabilimento dove hanno passato la notte in attesa di decidere se oggi, quando arriverà a Genova il segretario nazionale della Fiom Cgil Rosario Rappa, dovrà essere effettuata un’altra manifestazione esterna allo stabilimento. La posizione della Fiom è: nessun tavolo separato, convocazione al Mise prima possibile.L’iniziativa di ieri dimostra «che la Fiom non è isolata. I lavoratori sono gli unici che possono isolare la Fiom, ma con la mobilitazione di oggi dimostrano esattamente il contrario», hanno affermato Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil e lo stesso Rappa. La Fiom «ringrazia i lavoratori di Genova che con la loro iniziativa stanno mantenendo alta la mobilitazione per permettere l’avvio del negoziato per la vertenza Ilva. Per la nostra organizzazione è necessario che il ministro Calenda riveda la sua scelta di non convocare al tavolo sull’Accordo di programma tutti i soggetti firmatari. Non è sufficiente aver congelato il procedimento ex articolo 47 per avviare il confronto – concludono Rappa e Re David -. La vertenza per la cessione del Gruppo Ilva non è un fatto tecnico tra governo, azienda e sindacati: è un confronto da cui dipendono occupazione, produzione industriale e risanamento ambientale».Ma l’iniziativa di ieri ha creato una pericolosa spaccatura tra i sindacati in vista dell’incontro di giovedì 9 a Roma al Mise, dove le parti si ritroveranno per discutere del piano industriale di ArcelorMittal. Per la Fim Cisl l’iniziativa della Fiom è stata «inutile e dannosa, oltre che inaccettabile sul piano della democrazia interna. Perché appena 100 hanno deciso di occupare la fabbrica non curandosi della maggioranza (oltre 1500) che invece la pensa in maniera diversa», afferma Alessandro Vella, segretario generale Fim Liguria. L’accordo di programma resta secondo Vella «centrale» ma la vertenza «si risolve con tutti i lavoratori del gruppo e dentro le complessità che la contraddistinguono», afferma Vella. «Una minoranza di lavoratori si è sostituita alla maggioranza dell’insieme dei dipendenti – scrive Apa – attraverso un atto intollerante, che non rappresenta un bel biglietto da visita nei confronti di Mittal e del Governo, rispetto alla trattativa in corso né un favore ai lavoratori», ha dichiarato invece Antonio Apa, segretario generale della Uilm di Genova.Posizione simile ha assunto il ministero dello Sviluppo economico, che in una nota ufficiale ha evidenziato «stupore e sconcerto» che la Fiom promuova, «fuori da ogni regola, l’interruzione delle attività e proclami il presidio dello stabilimento Ilva di Genova, mentre il confronto fra le parti si è finalmente concretamente avviato». «Proprio mentre si apre il confronto, reparto per reparto, del piano industriale proposto dall’investitore una simile iniziativa rischia di mettere a repentaglio la trattativa per tutta l’Ilva», sostengono dal Mise. Giovedì infatti le parti si ritroveranno a Roma per trattare sul piano industriale e sugli esuberi, con la promessa di mantenere inalterati i livelli salariali di tutti i lavoratori del gruppo Ilva, da Genova a Taranto, che saranno riassunti da ArcelorMittal..«Rifondazione Comunista sostiene la lotta dei lavoratori dell‘Ilva – dichiara Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea – che hanno deciso di dare inizio all‘occupazione dello stabilimento di Genova Cornigliano e la posizione assunta dalla Fiom. Basta con la ritirata e la svendita dei diritti a multinazionali. Vanno tutelati posti di lavoro e respinti licenziamenti, va rifiutata l’applicazione del Jobs Act. Se una multinazionale e la Marcegaglia pensano dopo i Riva di continuare a fare affari sulla pelle dei lavoratori e della salute, è doveroso rispondere con la richiesta di nazionalizzazione di un’industria strategica. Sosteniamo la lotta dei lavoratori senza se e senza ma».

06.11.2017 . COMUNICATO STAMPA.Elezioni Sicilia, Acerbo (Prc): «Perde il PD, non la sinistra.La lista Fava con il determinante contributo di Rifondazione Comunista ha una buona affermazione.Ha vinto l’astensione perché la politica sta impoverendo questo paese».Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, dichiara:«La sonora sconfitta del PD nelle elezioni siciliane è una buona notizia: un partito che da anni fa politiche di destra è stato bocciato dagli elettori. Perde il PD, non ha perso la sinistra.I risultati siciliani evidenziano la rovinosa crisi del renzismo. L’altissima astensione – più della metà degli aventi diritto al voto – testimonia la crescente distanza e sfiducia nei confronti di politica e istituzioni.La crescita del M5S dimostra che in aree vaste dell’elettorato c’è una domanda di rottura e cambiamento che non possiamo liquidare con supponenza.Il buon risultato della lista unitaria della sinistra alternativa e di molte esperienze civiche e di movimento “Cento passi per la Sicilia” con Fava evidenzia che, se la sinistra si mostra con volti e storie non responsabili di pessime esperienze di governo, riesce a rimotivare una parte del suo potenziale elettorato. A questa lista il PRC-SE ha dato un contributo determinante e generoso, del quale ringraziamo tutte le nostre compagne ed i nostri compagni siciliani. La Sinistra dopo dieci anni rientra nell’ Assemblea Regionale con un programma importante che ha parlato ai soggetti colpiti dalla crisi ed agli ultimi, offrendo una prospettiva di radicale cambiamento e questo è un fatto storico assai importante.In un contesto come questo, ci appare sempre più indispensabile una sinistra nuova e radicale che possa parlare all’elettorato astensionista e a quello che affida la propria protesta al M5S.Questo è possibile solo con un progetto che proponga un’alternativa di società, comportamenti coerenti, un programma di radicale rottura con le politiche liberiste che hanno impoverito il paese e che quindi offra una prospettiva a quella metà di popolazione italiana che non va più a votare». 

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