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Iniziative politiche

Recessione disastrosa: ecco i primi risultati della cura Berlusconi – Monti

Recessione disastrosa: ecco i primi risultati della cura Berlusconi – Monti - Rifondazione Santa Fiora

Di Paolo Ferrero

Questa recessione disastrosa è il frutto del governo Monti, che farà perdere centinaia di migliaia di posti di lavoro agli italiani. Le previsioni del Fmi sono la prova lampante che le ricette di Monti sono sbagliate: il professore va bocciato!

Le misure del governo "tecnico", in assoluta continuità con i provvedimenti di Berlusconi, aggravano la crisi. Invece del taglio del welfare e delle liberalizzazioni/privatizzazioni occorrono intervento pubblico, politiche industriali e una decisa redistribuzione del reddito: altrimenti la crisi continuerà a peggiorare.

A proposito dei referendum sulla legge elettorale....

A proposito dei referendum sulla legge elettorale.... - Rifondazione Santa Fiora

La sentenza della Consulta scopre il trucco dei bipolaristi

di Gianni Ferrara


È ineccepibile la declaratoria dell’inammissibilità dei referendum sulla legge elettorale vigente da parte della Corte costituzionale. Ineccepibile perché l’accoglimento avrebbe procurato un vuoto normativo incolmabile nell’ordinamento costituzionale. Avrebbe colpito al cuore il Parlamento privandolo della possibilità di rieleggerne i suoi componenti per un tempo indefinito, quello della approvazione di una nuova legge elettorale. La democrazia italiana sarebbe stata privata della certezza di disporre, in ogni momento, dello strumento che ne possa consentire la sopravvivenza. Se il porcellum la distorce, la soffoca, la comprime mutilandola, il referendum proposto per … abolirlo (?) la avrebbe ibernata.
Lo si sapeva, lo avevamo detto, ripetuto. Mirare a resuscitare il mattarellum era come promettere di resuscitare i morti. Un’ambizione eccessiva, credo anche … blasfema, quella covata dai promotori. Più volte la Corte costituzionale aveva negato che si potesse ammettere un referendum che impedisse per un solo giorno la piena disponibilità del sistema elettorale, l’esercizio in qualsiasi momento del potere di scioglimento delle Assemblee parlamentari. Più volte la Corte aveva negato che si potesse produrre la reviviscenza delle norme giuridiche abrogate. Se ondeggiante era stata la sua giurisprudenza su altri requisiti delle richieste di referendum, sulla impossibilità di richiamare in vigore leggi, articoli, commi, singoli disposti legislativi su cui era caduta la falce dell’abrogazione, detta giurisprudenza era stata sicura, costante, inflessibile. Lo si sapeva.
L’intento dei promotori era altro, duplice. Era quello di stroncare l’iniziativa, appena emersa nel giugno scorso, di richiedere un referendum sul <+Cors>porcellum<+Tondo> che senza precludere in ogni momento la possibilità di azionare il procedimento elettorale, producesse l’effetto di determinare la configurazione di un sistema elettorale di tipo proporzionale e che consentisse agli elettori di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento. Il loro obiettivo reale era cioè la perpetuazione del bipolarismo coatto. Il mattarellum si prestava perfettamente a perpetuarlo ed a fingere che si volesse abolire il porcellum.
Un doppio falso, un doppio inganno è stato usato per raccogliere le firme. Va detto. Va gridato.
Sgombrato il campo dai disegni perversi dei pasdaran del bipolarismo (e della negazione del diritto alla rappresentanza in Parlamento degli elettori che non indovinano il vincitore della … gara podistica alla conquista del seggio parlamentare dei due, tre quattro, cinque o anche più candidati in ciascun collegio) il problema che si pone è quello della nuova legge elettorale. I diciassette anni di berlusconismo insegnano: mai più maggioritario, è tempo di ricostruire la democrazia in Italia.


Grillo, cuore di destra

Grillo, cuore di destra - Rifondazione Santa Fiora
Di Michele Propspero - Pubblicato Giovedì, 26 Gennaio 2012 13:00
http://web.rifondazione.it/home/index.php/prima-pagina/3100-grillo-cuore-di-destra

Incontenibile slavina, alla caduta di Berlusconi è seguita la contestazione di Bossi. E dopo i fischi in piazza al leader leghista, è scoppiata la rivolta della rete contro le grossolane sparate di Grillo. Non corrono più tempi tranquilli per i capi che riducono la politica, da grande vicenda collettiva, a meschina faccenda privata, spesso coincidente con il loro capriccio.
Che il leader sia un rude capo territoriale o un comico che dimora nel virtuale spazio della rete, poco cambia: il re è ormai nudo e proprio dal suo Pubblico di fedeli non trova più la scontata conferma della supremazia e quindi la reiterata disponibilità all'obbedienza. In nome della rete celebrata come un luogo di libertà assoluta, in omaggio della partecipazione diretta attuata con scambi di mail. Grillo ha definito un inquietante processo politico di concentrazione assoluta del potere.

Nel suo movimento personale, la potestà suprema risiede nel suo computer. Grazie a un centralismo computerizzato, il comico può decidere quello che vuole, può lanciare sfide a piacimento, può scagliare invettive alla cieca, può comminare scomuniche. Al movimento non resta che approvare la sortita imprevista o lanciare in rete timidi mormorii di disapprovazione o segnali più espliciti di scontento quando il comico l'ha combinata grossa. L'essenza del fenomeno è che il capo comico gestisce sempre lui i tempi, progetta come meglio crede le provocazioni pronte a rimbalzare dalla rete ai vecchi media. Ammiccando il pubblico con una colorita fraseologia iperdemocratica, agitando un lessico infarcito di metafore orizzontali e spolverando i caldi miti di una costruzione sempre dal basso dell'agenda, Grillo ha in realtà allestito una macchina del tutto sregolata e leggera ma pur sempre impermeabile e poco trasparente. Con il miraggio della rete come veicolo della discussione infinita e della condivisione totale, il movimento si inaridisce nella vita quotidiana e approda nel meccanismo disarmante della assoluta delega in bianco alla persona. Il capo innalza così il proprio sbalzo d'umore a dottrina politica e chiude; nella sua imponderabile possibilità di deviare da un programma evanescente, una esperienza di politica che non garantisce apprendimento collettivo; che non dispone sanzioni verso scelte sbagliare, che non è in grado di imporre al capo sfuggente ed enigmatico degli impegni precisi, dei vincoli ravvicinati, degli arti politici gestiti con coerenza. Sono evidenti, nel modello verticale e unidirezionale di conduzione del movimento, i tratti di una cultura populistica a sfondo autoritario che inneggia alla solitudine di un capo refrattario a convivere con regole, organi, mediazioni. L'immediatezza del capo populista, che si rapporta con il suo semplice corpo con il pubblico irrelato e sguarnito della fisicità dei luoghi di incontro, ha condotto stavolta Grillo a gettare la maschera. Il verbo ultrademocratico della rivolta contro la casta si cobra delle tinte più accese della cultura politica reazionaria. Le parole insulse contro il diritto di cittadinanza a favore dei figli degli immigrati si spingono persino oltre le posizioni di una destra decente. Nessun leader di destra in Europa si azzarderebbe a sostenere le ambizioni retrograde di Grillo. Il cancelliere Merkel ha sì annunciato il fallimento del multiculturalismo. Ma il suo governo non ha mai smesso di incoraggiare le politiche di integrazione e ha radunato in Parlamento 200 migranti per dire loro grazie in nome della Germania. Il presidente Sarkozy ha concesso ai migranti il diritto di voto amministrativo. Proprio su una materia che abbraccia i grandi principi etico-politici, Grillo assume invece le coordinate dei movimenti del populismo xenofobo (che esulta dinan-zi alle cifre dei respingimenti e alle espulsioni collettive, agli accompagnamenti coattivi). E ricco comico ha un arido cuore di destra che pulsa non solo nella radicale venatura antipolitica del suo messaggio indirizzato contro la rappresentanza, ma anche nella profonda insensibilità culturale ed etica verso un tema, come quello della cittadinanza ai figli dei migranti, che abbraccia la dignità della persona umana. La retorica della rete aperta si chiude così nella cupa nostalgia dei solidi confini. Per Grillo si può navigare solo nella rete, non nel mondo reale dove non c'è posto per uno ius migrandi etanto meno possono spalancarsi le porte dello status activae civitatis per i figli dell'errore. Per fortuna nella rete c'è ancora chi si indigna dinanzi a questa follia.

 

Il simbolo della Federazione della Sinistra

Il simbolo della Federazione della Sinistra - Rifondazione Santa Fiora
                                                               

No agli f-35

No agli f-35 - Rifondazione Santa Fiora
Giulio Marcon
Dal Manifesto 26 Gennaio 2011


Il decreto sulle liberalizzazioni - ieri pubblicato in Gazzetta Ufficiale - salva i poteri forti (banche, assicurazioni, petrolieri), colpisce i servizi pubblici locali - costringendo le amministrazioni locali a privatizzare - e solo marginalmente dà qualche sforbiciata alle rendite di posizione di corporazioni come quelle degli avvocati, dei farmacisti, dei tassisti. Che tutto questo - come ha detto Monti - faccia aumentare il Pil del 10% in 10 anni è abbastanza fantasioso. Tra le corporazioni nemmeno sfiorate dal provvedimento c'è quella dei militari, che continuano a spendere e a sprecare una gran quantità di soldi. Come è noto, solo per la costruzione e l'acquisto dei cacciabombardieri F35 si prevede di spendere 15 miliardi di euro: più o meno la stessa cifra che gli esperti del governo stimano (anche qui in modo fantasioso) nel breve periodo come possibili risparmi per i cittadini dall'impatto del provvedimento sulle liberalizzazioni. Uno spreco, quello degli F35, di cui beneficiano i militari e il colosso della Finmeccanica, classico caso - a proposito della propaganda neoliberista antistato - di impresa lautamente assistita dai soldi pubblici, legata alla politica ed invischiata in opache vicende giudiziarie. Per mettere uno stop alla costruzione degli F35 la campagna Sbilanciamoci, la Tavola per la pace, la Rete Disarmo e Unimondo hanno promosso un mese di mobilitazione che si conluderà alla fine di febbraio con manifestazioni in 100 piazze italiane e con la consegna di decine di migliaia di firme contro gli F35 al governo italiano. Anche per ricordare - in tempi di crisi - che con quei 15 miliardi di euro si potrebbero ad esempio creare 4.500 nuovi asili nido comunali e mettere in sicurezza le oltre 12mila scuola italiane che non rispettano le norme antincendio, antisismiche e di idoneità statica e in questo modo creare più di 100mila posti di lavoro, a fronte degli 8-900 che si alimenterebbero con la costruzione degli F35. Ci pensi anche il sindacato prima di cadere nelle trappole e nelle finte promesse degli armieri. E ci ripensi anche il governo Monti. Mettere fine alla vicenda degli F35è sicuramente una scelta importante e impegnativa, ma sicuramente - per le nostre tasche e per i posti di lavoro - assai più concreta ed efficace di quelle misure del decreto liberalizzazioni come i tagliandi delle assicurazioni elettronici e delle Srl a 1 euro per i giovani, di cui tra qualche mese nessuno si ricorderà più. 

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