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REFERENDUM COSTITUZIONALE,VOTARE "NO" PER AFFERMARE I NOSTRI DIRITTI DI CITTADINI

24.07.2016
da il manifesto
di Massimo Villone

Un voto contro un governo oligarchico. Ora pensiamo al da farsi per il momento delle urne, quando farà comodo al governo

Prima o poi, per il referendum costituzionale voteremo. Forse. Giunge notizia di una tesi che potrebbe farci dubitare. La Cassazione ha dichiarato ammissibili le richieste referendarie presentate dai parlamentari in data 6 maggio 2016. Secondo la legge 352/1970 il referendum viene indetto entro i 60 giorni successivi. Quindi il termine, se dovesse farsi decorrere dal 6 maggio, sarebbe ampiamente scaduto. Dando luogo ad almeno due domande: può essere indetto un referendum oltre il termine di legge? E se non fosse più possibile indirlo, che ne sarebbe della legge Renzi-Boschi?

Una tesi insostenibile. Anzitutto, come ho già scritto su queste pagine, la presentazione da parte di un comitato promotore della richiesta di raccogliere 500 mila firme apre la via al termine di tre mesi per la raccolta. La richiesta è stata nella specie presentata prima che i parlamentari presentassero la propria. L’iniziativa dei parlamentari non incide sulla richiesta del comitato promotore. Le norme vigenti pongono sullo stesso piano le tre possibili richieste referendarie: popolo, parlamentari, consigli regionali. Non c’è alcun criterio di supremazia gerarchica o di priorità.

Se l’iniziativa dei parlamentari non azzera quella di un comitato promotore, tanto meno può produrre questo effetto la pronuncia della Cassazione sull’iniziativa medesima. La pronuncia della Corte è meramente strumentale al prosieguo del procedimento per quanto riguarda la specifica richiesta. Quello che conta è il diritto garantito ai soggetti promotori dalla Costituzione e dalla legge. E quindi per l’indizione del referendum non può non tenersi conto dei tre mesi previsti per la raccolta delle 500 mila firme.

D’altra parte, se volessimo ritenere perentorio e scaduto il termine per l’indizione del referendum, ne verrebbe l’impossibilità di indirlo. La mancanza del voto popolare avrebbe come conseguenza inevitabile che la legge Renzi-Boschi non vedrebbe mai la luce. Ai sensi dell’art. 138 Cost. la legge di revisione approvata a maggioranza assoluta dei componenti è promulgata ed entra in vigore, qualora venga chiesto il referendum, solo a seguito di un voto popolare positivo. Se il voto è negativo, questo effetto non si produce. Lo stesso ovviamente accadrebbe se il voto mancasse del tutto. Possiamo discutere sulla qualificazione giuridica, Ma la riforma non esisterebbe come tale.

Lasciamo perdere. E pensiamo al da farsi per il voto che ci sarà, quando farà comodo al governo. La raccolta delle firme sui referendum istituzionali – legge Renzi-Boschi e Italicum – non ha avuto successo, ma ha comunque mobilitato centinaia di migliaia di persone, e ha fatto nascere un gran numero di comitati locali in tutto il paese. È su queste forze che dovremo contare nella campagna che sta per iniziare.

Va detto però che una campagna per la raccolta delle firme è cosa ben diversa da quella per il voto referendario. La persona che viene a un banchetto per firmare è già almeno in parte informata, o è disposta ad ascoltare e informarsi. Si ha la possibilità di argomentare le proprie ragioni e di controbattere quelle degli avversari. C’è un contatto ravvicinato che si conclude con la firma. Tutto questo in larga misura viene meno nella campagna elettorale in senso stretto. Nel 2006 votarono sulla riforma del centrodestra oltre 25 milioni di italiani (il 53,84% degli aventi diritto), e i no furono oltre 15 milioni (61,64%). Con una platea così vasta già sappiamo che non è il fine argomento giuridico a dare la vittoria. Non illudiamoci che possa far presa oltre una cerchia comunque relativamente ristretta l’illustrazione delle aporie, delle contraddizioni, delle omissioni, degli errori tecnici e di scrittura. Soprattutto quando dall’altra parte vengono argomenti rozzi che strizzano l’occhio all’antipolitica.

E allora? Bisogna far passare il messaggio che difendere la Costituzione conviene, è utile nel vivere quotidiano. Difendere la Costituzione non per il ricordo di ieri, ma per i bisogni di oggi. Partendo dalla constatazione che l’attacco è già cominciato con la riduzione dei diritti che la Costituzione garantisce – lavoro, salute, istruzione, ambiente – e la crescita esponenziale delle diseguaglianze. Le riforme in campo sono volte a consolidare e perpetuare le fratture sociali, economiche, territoriali, mettendo il bavaglio al dissenso e riducendo oltre ogni ragionevole misura la rappresentatività delle assemblee elettive. Puntano a un governo oligarchico e autoreferenziale, espressione di una minoranza che non sarà certo dalla parte dei più deboli. La vittoria del no può capovolgere questo indirizzo e aprire vie nuove per la politica italiana. La domanda è: Volete esserci e contare, tutti i giorni, e non un solo giorno ogni cinque anni, in cui votate per mettere i vostri diritti di cittadinanza in mano a chi comanda?

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FERRERO SU TRENITALIA :"BIGLIETTE VALIDI SOLO UN GIORNO, ULTERIORE VESSAZIONE CONTRO I CITTADINI

Pubblicato il 22 lug 2016

Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, ha dichiarato:
“Trenitalia ha deciso che dal 1° agosto i biglietti sui treni regionali valgano solo 24 ore invece dei due mesi attuali. Questa misura viene giustificata come mossa contro l’evasione, cioè contro chi sale e non timbra il biglietto. Siamo completamente contrari. Già i treni dei pendolari sono in condizioni vergognose , con cancellazioni, sovraffollamenti e ritardi, per non parlare dei disastri. Adesso anche il disagio di dover programmare il viaggio come se uno andasse in Messico in aereo. Se uno non fa il biglietto, paga la multa, mi pare abbastanza. Inoltre questa logica di combattere l’evasione a partire dai più piccoli e più poveri è inaccettabile. Le banche e le grandi imprese contrattano con il fisco le tasse che devo pagare – non sto scherzando, succede proprio così, contrattano – mentre i poveracci vengono salassati fino all'ultimo centesimo. Il governo cominci a perseguire i grandi ladri invece che continuare a vessare la gente che già fa fatica ad arrivare a fine mese”.

22 luglio 2016

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SUL FALLITO GOLPE IN TURCHIA

di Paolo Ferrero -
16.07.2016

Il golpe in Turchia è fallito. E’ bene fare alcune riflessioni prima che la storia venga completamente riscritta.
In primo luogo tutti i partiti dell’opposizione in Turchia si sono schierati contro il golpe, a partire dall’HDP che ha detto chiaramente che la loro è una battaglia per la democrazia e che questa strada non ha alternative.
In secondo luogo i leader occidentali sono stati a vedere e solo dopo varie ore, quando è stata chiara la divisione dentro le forze armate e l’entità della reazione popolare, Obama ha preso posizione contro il Golpe. Evidentemente tutti questi sinceri democratici, in buona compagnia con Salvini, hanno sperato che il golpe gli togliesse di mezzo il governo Turco. Il fatto che gli addetti militari turchi nelle cancellerie occidentali fossero stati allertati sul golpe ci parla probabilmente di qualche superficie di contatto tra la NATO e i golpisti.
Il fascista Erdogan adesso utilizzerà questo golpe fallito per accentuare la repressione nel paese e accentuare gli aspetti dittatoriali del suo governo.
Compito nostro aumentare ed alimentare la controinformazione sulla repressione in Turchia, aumentare ed alimentare il nostro lavoro di solidarietà con il popolo Kurdo, con i compagni e le compagne del PKK e dell’HDP. W la lotta del popolo Curdo! W il PKK e Ocalan!
Migliaia di soldati, giudici, impiegati e poliziotti messi agli arresti con l’accusa di complicità con il cosiddetto «Stato parallelo» dell’imam Gülen. Preoccupazione per il ritorno della pena capitale. Crescono le tensioni nel paese: sostenitori del governo linciano e assaltano i quartieri delle minoranze. Retate di massa della polizia contro i sospetti

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UNA STRAGE A NIZZA NEL GIORNO DELLA FESTA NAZIONALE FRANCESE

15.07.2016

Quando avvengono questi fatti sanguinari di terrorismo si rimane sgomenti e c'è il rischio di abituarsi all'orrore di quello che avviene.
La Francia da un anno a questa parte è l'obiettivo della Jihad.

Per ora 84 persone sono state uccise a Nizza da un camion che zigzagando per la promenade des Anglaais si è lanciato ieri sera sulla folla in festa poco dopo lo spettacolo dei fuochi d’artificio .
Gli spari si confondevano con i fuochi di artificio e le urla erano coperte dalle musiche dello spettacolo. Almeno 54 bambini sono ricoverati all'ospedale Lenval.

Sul viale sono partite anche raffiche di mitra. L’attentatore, un francese di origini tunisine residente a Nizza è stato poi ucciso a sua volta.
Rifondazione Comunista desidera esprimere il più profondo cordoglio alle famiglie delle 84 vittime e ai tanti feriti.

D.R

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PUGLIA ,FORENZA."INCIDENTE TERRIBILE"

Pubblicato il 12 lug 2016

COMUNICATO STAMPA

PUGLIA – FORENZA (ALTRA EUROPA – GUE): «INCIDENTE TERRIBILE. DA PUGLIESE SONO ANCORA PIù VICINA SE POSSIBILE ALLE FAMIGLIE DELLE VITTIME, AI FERITI»
«Sono atterrita e sconvolta dalle notizie che arrivano dal luogo del terribile incidente tra Andria e Corato – dichiara Eleonora Forenza, barese, eurodeputata dell’Altra Europa – GUE – . Desidero esprimere il più profondo cordoglio alle famiglie delle vittime e ai tanti feriti. Dolore e sgomento, quindi, ma anche sconcerto per un incidente avvenuto su una linea a ancora a binario unico, nel 2016, e frequentata da così tante persone, lavoratori e studenti. Le responsabilità di questa tragedia andranno accertate, ma resta incomprensibile che una linea così frequentata viaggi su un binario unico. Il mio pensiero ora va a chi è morto questa mattina andando a lavoro o in università e a chi lotta per sopravvivere».

Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, dichiara:
«Esprimo il più profondo cordoglio mio e di Rifondazione Comunista per le vittime dello scontro frontale tra treni, stamattina in Puglia, il cui bilancio purtroppo continua a crescere. Siamo vicini alle loro famiglie e alle decine di feriti».

Il dolore di fronte a decine di vittime – non ne conosciamo ancora il numero esatto – è enorme. Il dolore tende a diventare rabbia di fronte all’insensatezza di queste morti: sono morti per nulla. Sono morti a causa di scelte politiche sbagliate che si accompagnano all’ignavia e al pressapochismo. Per questo credo che il minimo che possiamo fare è quello di onorare queste morti con un deciso cambio di indirizzo politico, che renda impossibile tragedie come questa. La scelta da fare è molto semplice: la si smetta di gettare via soldi per la TAV e si mettano quelle risorse per le linee dei pendolari in modo che funzionino e siano messe in condizioni di operare in piena sicurezza. E’ lo Stato che dovrebbe garantire che si tuteli soprattutto chi prende il treno ogni giorno per andare a lavoro o a scuola».

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RIFONDAZIONE COMUNISTA DI SANTA FIORA ADERISCE AI COMITATI PER IL "NO"

09 Luglio 2016
Il Coordinamento Amiata Grossetana del Partito della Rifondazione Comunista aderisce con convinzione alla proposta per la creazione di Comitati per il “NO” al Referendum Costituzionale dell'autunno prossimo, avanzata dal Capogruppo della Lista “Un Comune per tutti” di Santa Fiora, Riccardo Ciaffarafà.
Siamo appena usciti da una mobilitazione per la racconta di firme per la richiesta di referendum contro la modifica di alcuni punti della Costituzione e contro la nuova legge elettorale (Italicum), che tuttavia non ha consentito il raggiungimento del quorum necessario anche a causa di azioni ed atteggiamenti di puro boicottaggio perpetrati in varie sedi istituzionali: un motivo in più per non far mancare il nostro impegno a favore di quella che si va delineando come la madre di tutte le battaglie, allo scopo di imprimere una svolta decisiva, sul piano politico, per la caduta di un Governo che ogni giorno di più va accentuando il suo carattere antidemocratico ed antipopolare.
Il Presidente Renzi ha infatti voluto trasformare il Referendum necessario ad approvare in via definitiva la sua sciagurata riforma della Costituzione in un plebiscito nei confronti della sua azione di governo ed addirittura sulla sua figura: ebbene, avrà pane per i suoi denti!
Partendo dal merito delle scelte compiute per la modifica della Costituzione (la trasformazione del Senato in una squalificata “camera delle regioni”; la farsa della legge elettorale che attribuisce un premio di maggioranza esagerato al partito che raccoglierà più voti degli altri, fino ad un misero 25% di coloro che andranno a votare; il ritorno alla competenza statale di vari poteri oggi decentrati alle Regioni …) avremo modo di dimostrare con chiarezza che lo scopo ultimo di questa “riforma” è in realtà quello di consentire l’accentramento dei poteri nelle mani di un unico individuo, in grado di sottomettere alle proprie decisioni sia il suo partito che gli organi principali dello Stato, Governo, Parlamento, Corte Costituzionale, fino al Presidente della Repubblica.
Si tratta quindi di una battaglia decisiva per il mantenimento della democrazia nel nostro paese, da portare avanti con grande decisione e capacità di coinvolgimento dell’opinione pubblica, già frastornata da una campagna a senso unico in atto da diverse settimane sugli organi di informazione, in particolare sulle TV di Stato, in cui vengono illustrate soltanto le ragioni del Sì al referendum.
Sarà nostro obiettivo saldare l’iniziativa per il No al referendum costituzionale con la lotta per far cadere il Governo Renzi, dando evidenza a quello che, d'altra parte, i cittadini stanno già vivendo sulla propria pelle, e cioè al carattere antipopolare e “di classe”, a favore dei poteri forti, della sua attività.

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REFERENDUM SCUOLA :CE L'ABBIAMO FATTA!!!!

8 lug 2016

Prendiamo atto con grande gioia e soddisfazione politica dell’avvenuta consegna in cassazione di più di 2 milioni di firme relative ai quattro quesiti abrogativi dei punti dirimenti dell’impianto liberista e aziendalista della legge sulla cosiddetta Buona Scuola, votata con voto di fiducia nel luglio del 2015 nella generale opposizione di tutte le componenti del mondo della scuola. Consideriamo questo risultato un grande passo avanti nella lotta contro la legge 107.

Le decine e decine di migliaia di persone che sono state raggiunte con i banchetti nelle piazze di ogni paese d’Italia hanno firmato con convinzione, permettendo così di concludere positivamente la prima tappa di questa lunga e necessaria battaglia referendaria. È stata una grande prova di democrazia diretta che si è realizzata grazie alle migliaia di attivisti, fra i quali i compagni e le compagne del PRC, che hanno dovuto affrontare non poche difficoltà organizzative, spendendosi senza risparmio con grande spirito unitario, avendo chiaro quale era la posta in gioco.La capacità di riaggregazione e di pratica politica unitaria antiliberista di questi comitati nei territori non va dispersa, ma rimessa in moto per la prossima decisiva battaglia, quella del referendum costituzionale. I referendum in difesa della scuola della Repubblica hanno seminato bene. La cancellazione dell’impianto aziendalistico, autoritario e regressivo della 107 per difendere la Scuola della Costituzione può avvenire solo a Costituzione integra ed efficace.

Giovanna Capelli Segreteria Nazionale Responsabile Area Formazione PRC
Vito Meloni responsabile Scuola e Istruzione PRC
Paolo Ferrero, segretario nazionale PRC

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EMANUEL AMMAZZATO DAL CLIMA DI XENOFOBIA E RAZZISMO CHE C'E' NEL PAESE

MIGRANTI – FERRERO E ACERBO (PRC): «FERMO, EMMANUEL AMMAZZATO DAL CLIMA DI XENOFOBIA E RAZZISMO CHE C’E' NEL PAESE»

Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, e Maurizio Acerbo, della segreteria nazionale di Rifondazione Comunista, dichiarano:

«Vogliamo esprimere il nostro cordoglio per Emmanuel, 36enne nigeriano ridotto in fin di vita da un italiano ieri a Fermo.
Di fronte all’orrore della violenza razzista non possiamo limitarci alla condanna dei balordi fascisti che hanno aggredito Emmanuel e sua moglie. Questo orrore è frutto di un clima di xenofobia che troppi nella comunicazione e nella politica alimentano spregiudicatamente in Italia e in Europa. La vera emergenza è questa, è la barbarie che sta crescendo nelle nostre città, non la ricerca di salvezza da fame e guerre da parte di esseri umani che hanno diritto all’accoglienza. Non ci stancheremo di ripetere che nostra patria è il mondo intero, che non si può essere complici nè strizzare l’occhio alle pulsioni razziste, non vi può essere alcuna concessione e giustificazione nei confronti di xenofobia e razzismo se vogliamo salvare democrazia e civiltà. C’è una lotta culturale, sociale e politica da portare avanti senza alcun calcolo di convenienza elettorale.

Siamo dalla parte dei rifugiati senza se e senza ma. Emmanuel è stato ucciso da dei balordi ma il loro odio insensato è stato nutrito dai troppi veleni che in questi anni sono stati diffusi contro l’immigrazione e gli immigrati».

6 luglio 2016

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LE VITTORIE DI RENZI SONO UN DISASTRO,ANCHE PER LE BANCHE ....

Titolo unico per tutte le prime pagine di oggi: “Banche, via libera Ue allo scudo da 150 miliardi”. Solo il giorno prima titolavano: “Merkel gela Renzi: “non si cambiano le regole ogni due anni”. Cos’è cambiato?

Niente: è propaganda pura o quasi. Si parla di salvataggi bancari e di soldi pubblici per salvarle. Le “regole” europee attuali (quelle in vigore da due anni) dicono che in caso di crisi di insolvenza di una banca (privatissima, sia chiaro), prima pagano azionisti e obbligazionisti (anche quelli truffati da Banca Etruria o Vicenza), eventualmente anche i normali correntisti se hanno più di 100.000 euro depositati, poi lo Stato nazionale può intervenire. Mettendo soldi pubblici, provenienti dalle tasse dei contribuenti. Il primo meccanismo si chiama bail in e in genovese ha un significato molto più aderente alla realtà.

E così resta. Quello su cui Renzi e Padoan hanno strappato “l’autorizzazione dell’Unione Europea” è semplicemente un’altra cosa: le banche in difficoltà con la liquidità – nonostante i massicci quantitative easing della Bce? strano, no? – possono emettere nuove obbigazioni che saranno “garantite” dallo Stato, fino a un massimo di 150 miliardi.

Cifra mostruosa, se dovesse essere versata realmente, perché corrisponde al 10% circa (un pelo meno) del prodotto interno lordo del paesee. E giustamente molti si chiedono: “ma come, non si riescono a trovare 7 miliardi per mandare in pensione chi sta a due-tre anni dalla scadenza folle fissata dall Fornero, o 3-4 per rinnovare i contratti del pubblico impiego (per poliziotti e militari li hanno trovati, tranquilli… ndr), e invece 150 per le banche escono fuori così, come fossero bruscolini?”

Sia l’Unione Europea che il ministero dell’economia precisano però che “non c’è alcuna aspettativa che debba essere usato”. Dunque è uno strumento virtuale, una garanzia che ci si augura non debba essere usata davvero mai… Un po’ come l’ipoteca sulla casa quando si chiede il mutuo: fa da garanzia per la banca, ma intanto te la tieni.

Quindi Renzi non ha ottenuto quello che chiedeva: mettere soldi pubblici veri – soldi nostri – per ricapitalizzare le banche italiane che hanno crediti “in sofferenza” o decisamente marciti (340 miliardi, in totale). Però viene “venduta” come una vittoria, nientepopodimeno che sulla Germania e Angela Merkel (su queste terreno, si dovrebbe dire su Wolfgang Schaeuble, figuriamoci…). Propaganda appunto.

Oltretutto è una mossa che mette ancor più sulla graticola quelle banche, perché se c’è necessità di una garanzia statale per emettere obbligazioni nuove (chiedere soldi sul mercato, a investitori o clienti), nonostante i prestiti a tasso zero che la Bce sta riservando proprio alle banche, significa che quelle banche stanno sull’orlo del fallimento e che nessuno è così pazzo da prestare loro altri soldi.

Prima ci togliamo da piedi questi squinternati, meglio è…
da Contropiano

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CORDOGLIO PER LE VITTIME DI ISTANBUL E PER TUTTE LE VITTIME E DEI MASSACRI DI ERDOGAN CONTRO IL POPOLO CURDO

Pubblicato il 29 giu 2016

di Paolo Ferrero

Voglio innanzitutto esprimere il mio cordoglio per le 39 vittime dell’attentato suicida avvenuto nell’aeroporto di Istanbul ed estenderlo a tutte le vittime sconosciute che la guerra del governo turco contro i Curdi semina quotidianamente. La scelta di colpire indiscriminatamente coloro che erano in aeroporto, con l’unico scopo di seminare la morte e il terrore, ci parla della totale barbarie di chi progetta e realizza un simile gesto terroristico. L’attentato non è stato rivendicato ma da più parti si ipotizza che dietro vi sia l’ISIS e la cosa pare abbastanza verosimile.
Innanzitutto perché il governo turco è stato uno dei principali sostenitori dell’ISIS ma negli ultimi mesi le pressioni statunitensi hanno portato la Turchia a ridurre il doppio gioco nei confronti dello stato islamico.
Il governo Erdogan è stato obbligato ad allinearsi alla politica USA in Siria dove – dopo aver abbondantemente foraggiato la nascita dell’ISIS – gli USA stanno ora combattendo a fianco della Russia per debellare lo stato islamico sfuggito al loro controllo. E’ quindi evidente che l’ISIS si sta vendicando del voltafaccia di Erdogan: da un lato semina il terrore, dall’altro spinge le forze integraliste presenti in Turchia ad agire per far pressioni sul governo. L’attentato ad Istanbul è uno degli effetti perversi della criminale politica di Erdogan.
La modifica di posizione della Turchia riguardo alla guerra in Siria e i criminali accordi tra Unione Europea e Turchia per bloccare i profughi dalla Siria hanno però un corrispettivo chiarissimo: la piena mano libera data ad Erdogan dagli USA e dall’occidente in generale nella repressione dei Curdi in territorio turco e delle istanze democratiche in Turchia in generale. L’esercito turco combatte una vera e propria guerra contro la popolazione curda nel sud est del paese e per questo non solo non viene condannato ma sui media occidentali non viene nemmeno data notizia di questi massacri. Che l’esercito turco utilizzi le armi che riceve in quanto membro della NATO contro il suo popolo e che addirittura vengano utilizzati gli aerei per bombardare la popolazione non viene nemmeno fatto rilevare dagli alleati occidentali di Erdogan.
Sono centinaia le vittime civili della guerra terroristica che il governo turco fa contro la sua popolazione. In questo stesso quadro va letta la repressione del pride di qualche giorno fa e il fatto che i parlamentari dell’HDP sono stati privati dell’immunità parlamentare.
Il cordoglio per le vittime dell’attentato all’aeroporto di Istanbul si accompagna quindi al cordoglio per le centinaia di vittime della guerra che Erdogan ha scatenato contro i Curdi con la piena corresponsabilità dei suoi alleati occidentali, a partire dal governo italiano.

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